A questo fiasco seguì un
importante periodo di raccoglimento a Monaco, durante il quale
Wolf-Ferrari sottopose l'opera a una profonda revisione: riproposta nel
1902 al teatro di Brema, "Cenerentola" riscosse finalmente un discreto
successo.
Questo periodo di riflessione portò inoltre il giovane a riconoscere i
due maestri che lo guidarono poi nella sua attività di compositore:
Goldoni, il cantore della sua amata Venezia, e Mozart, per lui
l'emblema dello "Zeitloses", dell'essere fuori della dimensione tempo.
Sempre a Monaco compose e fece rappresentare nel 1903 la cantica "La
vita nuova", da Dante, che ottenne larghi consensi, poi rinnovati dalla
sua prima opera goldoniana "Le donne curiose".
Nello stesso anno fu chiamato a dirigere il Liceo Musicale B. Marcello di Venezia, incarico che mantenne fino al 1909. Dopo una visita negli Stati Uniti negli anni 1911-12, fece rientro in Italia per dedicarsi interamente alla composizione.
Da lì a breve però lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo colpì
profondamente, dati i suoi legami spirituali sia con l'Italia che con
la Germania, trascinandolo in una crisi che lo costrinse a un lungo
periodo di inattività e che lo ridusse al silenzio per 10 anni.
Il ritorno al pubblico fu tentato con l'accostamento tardivo all'opera
verista di "I gioielli della Madonna", che rappresenta soltanto una
parentesi nel percorso artistico di Wolf-Ferrari.
In realtà il compositore è ricordato principalmente per il suo teatro
comico, carico di una funzione etica: la sua comicità, piuttosto
malinconica e bonaria che ironica e mordente, è tesa al raggiungimento
di un'olimpica armonia dell'assoluto, armonia che nel Novecento veniva
intesa come ideale estetico in cui anche il pubblico poteva
rifugiarsi. Il
desiderio di Wolf-Ferrari era infatti soltanto quello di trasmettere il
suo messaggio al maggior numero possibile di spettatori: per questo si
teneva lontano dalle dispute dottrinarie e si dedicava esclusivamente
alla sua ricerca dell'assoluto.
Anche se tedesco per parte paterna, egli può a pieno diritto essere
ritenuto musicista italiano, e più precisamente veneziano; il pubblico
infatti ha sempre considerato Wolf-Ferrari come il musicista goldoniano
per antonomasia, privilegiando le sue opere tratte da Goldoni con
spirito di assoluta fedeltà: "Le donne curiose", "I rusteghi", "Il
Campiello" hanno tenuto a lungo il cartellone ben dopo la sua morte.
Musicista colto e raffinato, del tutto estraneo sia alle suggestioni
del teatro verista sia alla problematica delle avanguardie europee, è
evidente come Wolf-Ferrari abbia ottenuto i risultati migliori nelle
opere goldoniane, anche se in realtà soltanto cinque opere sono tratte
in senso stretto delle commedie di Goldoni: "Le donne curiose", "I
quatro rusteghi", "Gli amanti sposi", "La vedova scaltra", "Il
Campiello".
Anche il fortunatissimo "Il segreto di Susanna", scritto dal
librettista napoletano Enrico Golisciani, è d'impronta goldoniana, e
non molto dissimile è il molieriano "L'amore medico".
Due opere su libretto di Giovacchino Forzano si rifanno palesemente
all'opera settecentesca riproponendo persino il doppio titolo in uso in
quel secolo: "La gabbia dorata, ovvero Il Legame d'amore della
marchesa" e "Sly, ovvero La leggenda del dormiente risvegliato".
Nominato nel 1939 professore di composizione al Mozarteum di
Salisburgo, vi rimase per qualche anno per poi passare a Zurigo e, nel
1947, rientrare definitivamente a Venezia, dove si spense il 21 gennaio
dell'anno successivo.
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